Lo stato dell’APE in Italia: progressi e sfide

L’Attestato di Prestazione Energetica (APE) è oggi uno degli strumenti chiave per descrivere lo stato energetico degli edifici e orientare le scelte nel settore immobiliare. Introdotto nell’ordinamento italiano a seguito della Direttiva EPBD del 2002, nel tempo è diventato un requisito imprescindibile per compravendite e locazioni. Al di là della sua funzione obbligatoria, però, l’APE fatica ancora a esprimere pienamente il suo potenziale come leva strategica per guidare la trasformazione e la riqualificazione del patrimonio edilizio nazionale.

A fare il punto sullo stato dell’arte è il Rapporto Annuale sulla Certificazione Energetica degli Edifici pubblicato da ENEA, che restituisce una fotografia aggiornata della diffusione e dell’evoluzione dell’APE in Italia nel quadro delle politiche europee.

Perché l’APE può diventare il perno del futuro del settore immobiliare

L’APE accompagna ormai da anni il mercato immobiliare come strumento obbligatorio e consolidato. Tuttavia, il suo utilizzo resta spesso limitato a momenti puntuali, senza esprimere appieno il valore informativo che potrebbe offrire nel tempo. Il Rapporto ENEA suggerisce di superare questa logica, puntando su un uso più continuativo e coerente dell’APE lungo l’intero ciclo di vita degli edifici.

Nella nuova direttiva, l’APE assume infatti un ruolo centrale, diventando uno strumento di base per nuovi utilizzi e funzioni: dal Passaporto dell’Immobile al Digital Building Logbook, fino all’integrazione con lo Smart Readiness Indicator, pensato per valutare il livello di “intelligenza” degli edifici. A livello normativo, è inoltre destinato a supportare la definizione dei Piani nazionali di riqualificazione energetica, che gli Stati Membri dovranno predisporre entro il 2026.

Questo scenario evidenzia l’importanza di una raccolta dati sempre più estesa, ma soprattutto digitalizzata e interoperabile, in grado di favorire lo scambio e l’utilizzo delle informazioni per finalità diverse: dal mercato immobiliare alle politiche pubbliche. Perché ciò avvenga, è però necessario superare l’attuale frammentazione regionale dei sistemi e dei catasti APE, che oggi ne limita l’efficacia e riduce l’affidabilità complessiva dei dati.

Cosa ci dicono i dati: segnali di miglioramento nelle classi energetiche italiane

Distribuzione percentuale dei dati APE 2024 per classe energetica
Distribuzione percentuale dei dati APE2024 per classe energetica per gli immobili residenziali (a) (N = 1.071.871) e non residenziali (b) (N = 136.839) (Fonte: Rapporto ANnuale sulla Certificazione ENergetica degli edifici – Annualità 2025, ENEA)

I dati più recenti sugli attestati di prestazione energetica indicano un’evoluzione complessivamente positiva del patrimonio edilizio italiano. Pur rimanendo ancora prevalenti gli edifici nelle classi energetiche meno efficienti (F-G), si osserva un progressivo spostamento verso classi intermedie e migliori (C-E), segnale che gli interventi di riqualificazione stanno iniziando a produrre effetti misurabili.

Il miglioramento è particolarmente evidente nel comparto non residenziale, dove la riduzione degli edifici più energivori procede più rapidamente e cresce la quota di immobili con prestazioni medio-alte (A4-B-C-E). Questo andamento conferma come investimenti mirati, tecnologie più efficienti e integrazione delle fonti rinnovabili possano accelerare la transizione energetica, soprattutto negli edifici a destinazione produttiva e terziaria.

Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un mercato che si sta muovendo nella giusta direzione, ma che richiede continuità negli interventi e politiche strutturali per consolidare il miglioramento e ridurre in modo significativo il peso delle classi energetiche più obsolete.

Passaggi di proprietà e locazioni: l’APE resta legato alle transazioni

Nonostante il progressivo miglioramento delle prestazioni energetiche, il rilascio dell’APE continua a essere fortemente guidato da obblighi legati alle dinamiche del mercato immobiliare. I passaggi di proprietà e le locazioni rappresentano ancora la principale motivazione per l’emissione degli attestati, e riguardano spesso immobili esistenti con prestazioni energetiche medio-basse e una limitata integrazione di fonti rinnovabili.

Al contrario, risultano in lieve flessione gli APE associati a interventi di riqualificazione energetica e ristrutturazioni importanti, un segnale che riflette l’impatto del rallentamento degli incentivi pubblici su questo tipo di operazioni. Questo squilibrio evidenzia come l’APE sia oggi utilizzato prevalentemente come strumento formale e documentale, più che come leva strategica per accompagnare interventi di miglioramento energetico.

Finanziare la riqualificazione: una barriera ancora da superare

Principali ostacoli all’approvazione di interventi di efficienza energetica (Fonte: Rapporto Annuale sulla Certificazione Energetica degli edifici – Annualità 2025, ENEA)

Dai dati emerge con chiarezza che l’accesso ai finanziamenti rappresenta ancora uno dei principali ostacoli alla riqualificazione energetica degli edifici. Nonostante i benefici di lungo periodo, il valore aggiunto di una casa efficiente fatica a riflettersi pienamente nelle decisioni di investimento e nelle valutazioni economico-finanziarie.

Tra le criticità più ricorrenti si confermano la scarsa percezione del rapporto costi-benefici, l’incertezza normativa e la discontinuità degli incentivi, elementi che rendono più complessa la pianificazione degli interventi. A questi fattori si aggiungono difficoltà operative e di comprensione degli strumenti tecnici e digitali, soprattutto per utenti non specializzati, che rischiano di rallentare ulteriormente i processi di riqualificazione.

In questo contesto, come evidenziato dal Rapporto sulla Certificazione Energetica degli Edifici di ENEA, è necessario rafforzare il ruolo degli strumenti di valutazione energetica, rendendoli più semplici, leggibili e affidabili.

Un utilizzo più efficace dell’APE può contribuire a ridurre l’asimmetria informativa tra proprietari, investitori e istituti finanziari, creando le condizioni per decisioni più consapevoli e per un migliore accesso al capitale necessario alla transizione del patrimonio edilizio.

Verso processi più semplici e digitali: SmarterEPC

La standardizzazione dei processi e della raccolta dati per APE e Smart Readiness Indicator, che richiede nuovi approcci e modalità di implementazione, rappresenta quindi un passaggio chiave, non solo a livello nazionale ma anche europeo.

Per facilitare la comprensione dell’APE, renderlo più digitale e prevedere l’integrazione con la valutazione SRI, R2M Solution è coinvolta nell’iniziativa LIFE SmarterEPC, che punta a snellire e standardizzare APE e SRI fin dalla raccolta dei dati in sito, attraverso nuove metodologie di audit, un hub digitale interoperabile e strumenti formativi gratuiti e certificati per professionisti e istituzioni, in linea con gli standard ISO 52000 e con le indicazioni della nuova EPBD IV

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